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Perché Dubai è la risposta?

Semplicemente la terra magica dove ogni desiderio più recondito potrà essere esaudito; la città che cresce a vista d’occhio di giorno in giorno; il luogo il cui inverno è di una piacevolezza sconfinata…Insomma un vero e proprio paradiso creato praticamente  in pochissimo tempo dove grazie all’organizzazione e alla visione degli sceicchi, oggi il turismo tocca quota 40% del Pil.

Questa per me è la seconda volta a Dubai, per cui ho optato per alcune mete ed esperienze diverse da quelle scelte precedentemente. Innanzitutto la prima sostanziale differenza riguarda la sfera personale: la mia fidanzata e collega Giulia Gaudino al mio fianco. Partiti da Malpensa ad ora di pranzo, atterriamo a Dubai alle ore 22:15 dove ad accoglierci, oltre ad una temperatura molto mite, c’è un autista che ci porterà dritti nel deserto, esattamente al Babal Shams resort. Una vera e propria oasi di lusso nel deserto: le camere, spaziosissime e originalissime, ripropongono lo stile, i colori e gli odori del deserto con la presenza di un terrazzino privato. Dopo una lunga giornata di viaggio finalmente spegniamo le luci e il risveglio dopo qualche ora è molto dolce: il terrazzino di cui vi parlavo prima, fa da culla ad un risveglio fantastico dove il silenzio del deserto riecheggia nel mattino e i colori caldi riempiono le nostre pupille.  Dopo un’ottima colazione la giornata si divide tra un mini-safari nel deserto e un pomeriggio di totale relax in piscina fino ad arrivare alla  sera in cui abbiamo avuto il piacere di gustare una cena tipicamente araba sotto il cielo stellato. Il giorno seguente lasciamo definitivamente il resort per spostarci nel cuore della città passando prima da una nuova area chiamata Alserkal Avenue una sorta di incubatore in cui arte, design, musica, produzione e quant’altro si fondono tra loro e poi dal famoso Miracle Garden, un immenso giardino in cui la fantasia di coloro i quali l’hanno creata si è sbizzarrita e i desideri più strani sono stati esauditi. La nostra casa per gli ultimi tre giorni sarà il Palace Downtown  con una stanza gigantesca e un terrazzino che affaccia sulle piscine delle famose fontane. La sera siamo stati ospiti di uno dei tre ristoranti presenti nell’albergo e abbiamo gustato una cenetta per due sotto il Burj Khalifa e poi subito a letto perché l’indomani la sveglia sarebbe stata alle ore 4.30 perché nel programma di viaggio abbiamo preferito vedere l’alba da una prospettiva particolare: su una mongolfiera, ma probabilmente le foto rendono molto meglio delle parole. L’esperienza è stata fantastica perché la vivi dall’inizio alla fine letteralmente: praticamente so arriva nel deserto molto presto e ad attenderti ci sono i piloti delle mongolfiere insieme ad altri aiutanti; inizialmente le mongolfiere sono sgonfie per cui si assiste al processo di gonfiamento che è alquanto veloce per poi salire nella postazione e cominciare a prendere il volo. La sensazione è molto particolare perché si riesce ad ammirare la risalita del sole da una posizione privilegiata quasi guardandolo dalla stessa altezza. Dopo circa un’ora e mezza ci prepariamo all’atterraggio che avviene lievemente e da li ci apprestiamo a fare colazione in una stazione creata appositamente per i turisti e da li inizia un vero e proprio safari nel deserto con gli autentici Defender. Dopo un’ora abbondante di safari in cui ci siamo soffermati più volte per capire da vicino alcune particolarità legate all’ecosistema (la presenza di determinate oasi, quali sono gli animali che popolano il deserto arabo, come fanno a sopravvivere, la tipologia di siccità e i metodi per combatterla, la presenza di una certa vegetazione e via discorrendo), ritorniamo in albergo dove il pomeriggio è dedicato ad un trattamento spa offerto dall’albergo come benvenuto mentre la sera è totalmente dedicata alla visione di uno spettacolo mozzafiato al teatro “La Perle” in cui trapezisti, cascate, flussi d’acqua e scenografie pazzesche ci hanno letteralmente tenuti incollati alla poltrona. Il giorno seguente, ahimè, suona il gong della ripartenza ma prima di ciò abbiamo il tempo di visitare gli ultimi posticini per aver un quadro generale di Dubai…Il primo pit-stop è a La Mer un’area sul mare che mi ricorda molto l’Australia, con palme e passerelle di legno con ristoranti di vario tipo che si affacciano sul mare. Per pranzo ci fermiamo in un ristorante italiano aperto non da molto ma, che ci tengo a sottolineare, ha rapito in maniera eloquente le nostre papille gustative a tal punto che abbiamo richiesto la presenza dello chef al tavolo per complimentarci davvero tanto: questo posticino molto accogliente che io consiglio vivamente è il “The Artisan” . Dopo un buon caffè ci accingiamo a vedere l’ultimo monumento di casa, il Dubai Frame, e infine un salto al Dubai Design District prima di tornare in albergo per chiudere le valigie…Ormai arrivati alla fine di quest’altra esperienza è tempo di tirare le somme: a soli due anni dalla mia ultima volta a Dubai è incredibile come questa città sia in costante evoluzione a tal punto da trovare intere aree nuove costruite da zero in così poco tempo. La voglia di innovazione senza mai abbandonare la propria cultura aggrappata a radici molto è sensazionale ed è ancor più sensazionale il fatto che anche se ci si trova in un posto così fortemente globalizzato, la tradizione araba si evince abbondantemente.

 

Frank

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