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giorgio armani on frankgallucci

 

Nel mondo dell’arte, un artista diventa Maestro quando i suoi lavori vengono immediatamente riconosciuti e a lui attribuiti, in quanto le sue pennellate, o il suo sapiente modo di levigare il marmo possono solo essere frutto del suo genio creativo.  Ugualmente, nel mondo dell’haute couture, uno stilista diventa iconico, quando i suoi abiti si dimostrano inconfondibili e in grado di comunicare un’identità unica di stile, attraverso gli uomini e le donne che li indossano. È certamente questo il caso per uno dei più grandi designer di moda di tutti i tempi, in grado di associare al proprio nome una vera e propria concezione di eleganza, Giorgio Armani.

Nato a Piacenza e cresciuto, insieme al fratello maggiore Sergio e alla sorella minore Rosanna, dai genitori Maria e Ugo, Armani si trasferisce a Milano per frequentare la facoltà di Medicina presso l’Università Statale. La carriera universitaria, tuttavia, viene interrotta in corrispondenza con l’arruolamento nell’esercito da parte del giovane Armani. Grazie ai suoi studi in medicina, Armani viene promosso e trasferito a Verona, dove decide definitivamente di cambiare percorso professionale. Rientrato a Milano, Armani viene assunto presso i grandi magazzini “La Rinascente”; qui vi lavora come addetto alle vendite, vetrinista e fotografo sino al 1965, quando l’imprenditore biellese Nino Cerruti lo assume come designer per la sua linea di abbigliamento maschile Hitman. Il talento di Armani è subito evidente e dopo alcuni anni associa per la prima volta il suo nome ad una linea di abbigliamento, la Sicons, creando la linea Armani by Sicons. Forte dei risultati positivi ottenuti ed incoraggiato dal fedele amico, nonché futuro compagno, Sergio Galeotti, Armani fonda la Giorgio Armani Spa il 24 luglio 1975, lanciando il suo nome nel modo della moda prêt-à-porter maschile e femminile.

Quella che Armani crea, non è una semplice collezione, bensì una vera e propria rivoluzione, donando a capi immutati per decenni nuove prospettive: ispirandosi alle atmosfere dei film in bianco e nero degli anni trenta, ma anche alla cultura araba e orientale, Armani crea capi iconici, utilizzando materiali inconsueti quanto innovativi ed una palette di colori tenui fra il grigio e il beige, dando vita ad un nuovo tono, il greige.

 

 

greige frankgallucci

GREIGE

 

Il capo che meglio rispecchia la nuova filosofia dell’eleganza secondo Armani è senza dubbio la giacca: liberandola dalle imbottiture e dalle tele di struttura interne, Armani dona alla giacca una connotazione più rilassata, ma non per questo meno elegante, in grado di esaltare la fisicità maschile, ma anche di sedurre il pubblico femminile. In un gioco delle parti fra il maschile e il femminile, nasce il Tailleur Armani, ispirato alla femminilità di dive del grande schermo quali Greta Garbo e Marlene Dietrich e perfetto per la donna in carriera alla ricerca di un’eleganza contemporanea e sofisticata. La fama globale arriva nel 1980, quando in una celeberrima scena del film “American Gigolo”, un giovanissimo Richard Gere crea a ritmo di musica una serie di impeccabili outfit sul proprio letto, accostando abiti, camicie e cravatte firmati Giorgio Armani.

 

 

americangigolo frankgallucci

American Gigolo

 

Nel corso della sua carriera, costellata da successi imprenditoriali e riconoscimenti mondiali, Armani ha avuto modo di diversificare i propri interessi, associando alle sue collezioni di moda, linee di occhiali, profumi, libri, arredamento, musica, dolci, club, hotel, ristoranti e persino acquisendo la proprietà della squadra di pallacanestro di Milano, dando così vita ad un incredibile, quanto meraviglioso impero.

Oggi, a 40 anni dalla fondazione della sua azienda, non possiamo che rendere omaggio al sovrano di tale regno ed ambasciatore dello stile italiano nel mondo, “Re” Giorgio Armani.

 

 

 

giorgioarmani on frankgallucci

 

 

Vi lascio con un documentario girato dal grande Martin Scorsese in cui si ammira Re Giorgio in tutta la sua magnificienza, l’estro e l’immensa caparbietà!!

 

 

 

A cura di Francesco Tarabuzzi